Che importa se i morti festeggiano i morti
oggi sento
tra le foglie di un autunno stanco
sfogliare preghiere
mazzi di fiori
campanili di dolore.
Che importa se parole di cemento
giocano
tra lastre di marmo ruvido
devastando l'anima del rimpianto
oggi i morti rubano il sorriso di Dio
“La cultura è un tesoro e l’abilità non muore mai.”Petronio
Era un uomo non più giovane, di all’incirca settant’anni, completamente calvo e con una pelle avvizzita dall’età, che assomigliava ad una pietraia sassosa che si inerpicava su vette altissime.
Portava calati sul naso, degli occhialoni con una montatura spessa, che gli davano una certa aria da studioso e senza i quali gli era difficile svolgere le più banali attività.
Fin da piccolo aveva coltivato una smisurata passione per i libri in genere e non c’era verso di distrarlo da essi, poiché li amava di ogni tipo: romanzi, saggi, poesie, autobiografie.
Quando entrava in una libreria, veniva colto da una smania di comprare tutto ciò che vedeva riposto in bell’ordine sugli scaffali e adorava sentire il profumo della carta e lo scricchiolio lieve che esso produceva al tatto.
Tutto ciò gli penetrava dentro, dritto fino al cuore.
A chi lo rimproverava che leggeva troppo e che avrebbe dovuto trovarsi un lavoro, rispondeva che non sapeva fare null’altro e che di tuffarsi in una professione, non ci pensava proprio.
Se un libro non era di suo gusto, lo scaraventava con noncuranza dalla finestra, ma se lo coinvolgeva, gli accadeva di stupirsi o di commuoversi a tal punto che il suo viso assomigliava a quello di un bambino stupito,che abbia visto il mondo per la prima volta.
Se si soffermava su una pagina, finiva immancabilmente per identificarsi con il protagonista, assumendone il carattere e le sembianze e a volte coglieva se stesso ridere a più non posso di ciò cui aveva dato solo una breve scorsa.
“Felix qui potuit rerum conoscere causas”mormorava fra sé e si sentiva soddisfatto quando era in grado di tradurre una semplice frase di latino, quel latino che ai tempi del liceo aveva tanto detestato, ma che ora gli appariva come una lingua straordinaria e assai efficace, di cui non si annoiava mai di imparare a memoria le mille e più sentenze.
“Ogni volta che un’anfora nuova sia impregnata di un odore, lo conserverà a lungo” declamava con Orazio,ma in effetti lui si sentiva come un vaso di fiori appassito, se non fosse stato per l’eterna giovinezza che lo trascinava nella lettura di quei tomi per i quali la sua anima viveva i suoi istanti migliori.
Lo trovarono così un giorno chino su quei libri che aveva amato tanto, curvo su quei fogli che se lo erano portato via in un soffio, in una gelida mattina d’inverno.
Sono un reticolo
di passioni infuocate
sono l'urlo nella notte deserta
sono la pazzia che scaccia la ragione
sono un turbinio di immagini violente
che non lasciano respiro
sono le parole che travolgono l'anima
sono la morte distesa
in un letto di spine acuminate.
Situazioni vuote
mi fanno essere
ciò che non sono
rimango a me stessa
gli altri sono solo
la cupa immagine
di ciò che non sarò
non rimarrò qui
in questa caverna
la luce sarà luce
e io non ho paura.