In questa notte insonne
penso ai miei freschi candidi anni
di studio serrato
di gioia lucida
di tristezza invisibile
per quegli amori
fatti di ferro
costruiti su un palazzo
d'immenso dolore
con la mia nuova allegria
non mi addormento
“Non è facile volare senza ali”Plauto
Un visitatore attento, che fosse entrato di passaggio nella città di Bologna, avrebbe di sicuro prestato attenzione ad un elegante palazzo situato a due passi dalla Torre degli Asinelli, il cui profilo l’avrebbe colpito per la raffinatezza delle finiture.
Lì abitava il signor De Sfundis, che era un ometto curioso: i suoi pochi radi capelli incorniciavano il faccione sul quale spiccava un naso adunco e due occhietti piccoli di colore nero come la pece, che parevano due punti nell’oceano.
Le labbra sottili, si schiudevano raramente per esprimere un parere sulle cose e aveva coltivato fin dall’infanzia la preziosa arte del tacere e del parlare solo quando veniva interrogato.
Si vestiva in modo buffo, accostando i colori più svariati e lo si vedeva spesso indossare una camicia rossa con i pantaloni dalle tinte brillanti.
A causa di ciò,era facile riconoscerlo, perché il suo modo di abbigliarsi lo rendeva simile a una macchia di arcobaleno, nel cielo dopo un temporale
Di famiglia era ricco e non si poteva di certo lamentare, perché aveva ereditato dai suoi genitori un gran numero di terre della campagna vicentina e aveva sposato una gran dama dell’alta società romana, di cui aveva sperperato tutto il patrimonio nell’acquisto di pregiati dipinti.
La sua passione erano i quadri: li comprava, li vendeva, li collezionava ed in casa sua ve ne erano di ogni epoca e di ogni gusto.
Quando vedeva un dipinto pregiato, che so io di Chagall o di Van Gogh ,era colto dalla smania di comprarlo su due piedi e non c’era verso di convincerlo che il prezzo era troppo alto, chè lui aveva già pronto l’assegno per pagarlo e non gliene importava un bel niente che la gente lo considerasse un pazzo scatenato.
In questa sua ossessione non vi era nulla di tutto ciò che potremmo definire cultura, perché il signor De Sfundis non era un uomo colto, ma piuttosto un erudito.
Le sue nozioni di pittura infatti non erano approfondite e rielaborate da una mente originale, ma si limitavano ad una superficiale visione degli aspetti più insignificanti.
Se gli chiedevi chi era Picasso e quando fosse nato, lui sapeva rispondere alla perfezione, ma se si trattava di fare un raffronto tra questi e i pittori del suo tempo, il nostro si smarriva a ragionare di minuzie, perdendosi in particolari inutili, in considerazioni nozionistiche e noiose.
Si ritrovò così “senza un ghello” e per campare dovette vivere di espedienti, tirando là la giornata.
Ancora oggi è possibile incontrarlo nella via Marconi, mentre si porta a spasso le sue tasche vuote e la sua mente priva di senno.
Occhi di fuoco di una donna che non conosce autunno.
Vivo per ricordarmi quest'immagine di luce
Sopra di te.
Ma resto sempre sola
Oltre le tue notti
Che mi danzano nel cuore.
Donna senza mani per dare
Avvolgimi del tumulto dei tuoi fianchi
Ladra di verità
Sul tuo viso carico d'irrazionalità
Ho respirato gioia sempre nuova.