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Utente: milano08
Nome: Maria
Ho quarantasei anni e mi piacerebbe essere una scrittrice di successo. Mi piace molto leggere, scrivere e andare al cinema.

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giovedì, 31 luglio 2008

Notte

In questa notte insonne

penso ai miei freschi candidi anni

di studio serrato

di gioia lucida

di tristezza invisibile

per quegli amori

fatti di ferro

costruiti su un palazzo

d'immenso dolore

con la mia nuova allegria

non mi addormento


postato da: milano08 alle ore 17:06 | link | commenti (9)
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lunedì, 28 luglio 2008

Per quanto concerne l’ipotetico terzo soggetto l’ultimo della nostra carrellata era un pastore dell’alta Val Camonica, il primo uomo nella storia a nascere senza cordone ombelicale. Proveniente da una generazione di pastori che si era mescolata con parenti di primo grado, Z fin dai primi anni destò lo stupore degli scienziati di tutto il mondo. Il suo caso fece nascere tesi discordanti e a volte un po’ strampalate, fu sottoposto ad esami di tutti i tipi ma risultava una persona qualsiasi come tante altre. All’età di 17 anni decise di fare il grande passo, lasciò la famiglia e seguì le orme del circo, una compagnia sgangherata che tutti gli anni tornava a far spettacoli nella valle. Fu subito presentato al pubblico come l’uomo senza ombelico e grazie al suo numero riuscì a far diventare ricco l’impresario. Qualche anno dopo si sposò con un ermafrodita e si trasferirono in una grossa casa all’ombra di un secolare ciliegio in un luogo non ben identificato. Ma la quiete non durò molto attaccato da fitte lancinanti al basso ventre, corse all’ospedale e lo operarono d’urgenza per una peritonite acuta. Fu lì che i medici lo riconobbero e dopo l’assunzione coatta di psicofarmaci potentissimi riuscirono a trattenerlo nell’ospedale per effettuare degli esperimenti. Ma veniamo al nostro esperimento. Ci furono non pochi problemi per sottoporre Z alla macchina della verità per la sua assoluta mancanza di comprensione della lingua. Ma questo alla fine si è rivelato come un elemento decisivo per la buona riuscita del test. La sua mente e ogni più recondito pensiero si rivelarono uno specchio assoluto, il soggetto non era capace di mentire, non risultava essere nella sua logica di pensiero. La notizia arrivò su tutti i giornali che titolavano a lettere cubitali: Ritrovato l’uomo senza ombelico incapace di mentire. Fu in una notte di pioggia ininterrotta che venne rapito dai membri di una setta di fanatici e poco si seppe sul resto dei suoi giorni, ma molte voci lo vedono con il suo gregge in alta montagna a meditare, alcuni pensano addirittura che sarebbe tornato su Marte.



postato da: miskin alle ore 07:09 | link | commenti (3)
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mercoledì, 23 luglio 2008

La nascita di una parola arriva da uno stagno lontano dove i ragni d’acqua giocano a rincorrersi. È una distesa placida tra il liquido denso di umori nascosti e il solido adagiarsi di materiale inerte. Si sviluppa un segnale che sale come una bolla d’aria in superficie, corre tra mille ostacoli e arriva a destinazione. Rimane incastonato in un vicolo cieco e la sua pressione attiva un infinità di muscoli che si flettono e si stringono. Il procedimento è ormai inarrestabile e presto l’aria viene pompata dai polmoni che danno propulsione alla parola stessa. L’aria passa da un telaio dove infiniti fili tesi vibrano creando un iridescenza armonica. Lingua denti e labbra arrotolano il suono, lo bloccano lo plasmano, lo vestono prima che esca. Naturalmente in ogni uomo tutto questo avviene in maniera sempre diversa, per le sue abitudini, le sue nevrosi e forse ancora qualcosa di molto remoto che nessuno sa spiegare. Poi ci sono parole che non nascono mai rimangono imprigionate nel limbo e col tempo si sgretolano e cadono sul fondo di ognuno di noi. Quando la parola è stata data ad accoglierla ce ne sono altre che si intrecciano e formano un tessuto verbale complesso. L’inflessione cambia il senso, anche con le stesse lettere la parola può esprimere qualcos’altro. La macchina della verità raggiunge la sorgente della parola e da un verdetto. Spesso si trovano macchine della verità mentitrici o di giudizio imparziale, solo questo articolato procedimento è in grado, con estrema precisione, di dare un verdetto sicuro.
Se la verità è un sinonimo di chiarezza è opportuno che il test abbia luogo di giorno, l’ambiente deve essere invaso da luce diretta e ben areato. È consigliabile non essersi lavati nelle ultime ore antecedenti, non aver mangiato crostacei e non aver detto le seguenti parole: reticenza, sillo, merluzzo, idrocefalo. Queste parole possono creare delle alterazioni nel processo di elaborazione del calcolo e un relativo mal funzionamento della macchina. Per comodità e rispetto della riservatezza chiameremo il sottoposto A31Z452Y, che viene immerso nudo in una gelatina trasparente. Alla testa gli vengono applicati elettrodi e i polsi saldamente legati ai braccioli della poltrona per avere sotto controllo pressione e battiti del cuore. Le cimici sono ovunque e passeggiano indisturbate sul flaccido corpo bianco di A31Z452Y, sono in collegamento con un computer che immagazzina e ridistribuisce i dati nei settori preposti.
Prima domanda: ha mai mangiato un pomodoro?
Seconda domanda: il suo ultimo sogno era a colori?
Terza domanda: si lava prima i denti o la faccia?

postato da: miskin alle ore 20:25 | link | commenti (1)
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venerdì, 18 luglio 2008

Proprio stamani ero sulla metropolitana, quando due signori ben vestiti entrano, aspettano che si chiudano le porte e dicono a voce alta: “ Scusate il disturbo signore e signori. Siamo una famiglia ricca con una bella casa e un lavoro redditizio, non abbiamo figli e vi chiediamo di voler cortesemente accettare la nostra offerta”. Poi passando da un viaggiatore all’altro distribuiscono monete da un euro a tutti.

postato da: miskin alle ore 18:38 | link | commenti (9)
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martedì, 15 luglio 2008

Abbiamo ricevuto la sua proposta, non siamo però in grado di darle una risposta positiva in quanto riteniamo il lavoro sia lontano dalla nostra attuale linea editoriale. La ringraziamo comunque di aver pensato a noi e le inviamo i nostri migliori saluti.
Rileggeva scandendo parola per parola quella lettera che l’aveva portato al settimo piano del suo palazzo. Stava li sul cornicione ondeggiando pericolosamente mentre i neon rimbalzavano luci intermittenti. Pensava che per la prima volta in quel drammatico frangente si sentiva solo con se stesso. Si c’era un discreto andirivieni giù in fondo, ma era come se non lo riguardasse, e poi era tutto così lontano ormai. Definitivamente proiettato nel futuro prossimo si vedeva affidare la lettera alla prima brezza della sera e lasciarsi andare proprio come si fa quando si ritorna stanchi la sera a casa e ci si butta in poltrona fino al mattino. Ma c’era qualcosa che lo fermava un impulso recondito di speranza che dentro gli diceva: tu sei importante, tu non sei finito qui. All’improvviso sentì la voce di sua moglie che lo chiamava, si volse e la vide col volto deformato dalla paura. Mi è caduto il fazzoletto, diceva con pallida calma, lo prese per mano e lo riportò a casa. Era pronto da mangiare e era quasi contento che niente era cambiato.

postato da: miskin alle ore 20:11 | link | commenti (3)
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domenica, 06 luglio 2008

Era una domenica mattina di un inverno di tanti anni fa. Mi svegliai con quella lieve angoscia di non sapere dov’ero, il buio delle imposte, e quell’odore di lenzuola umide mi disorientavano. Sentii delle voci fuori, erano uomini che si incoraggiavano a vicenda issando qualcosa di molto pesante. Ai piedi della finestra c’era un gradino, era di legno appoggiato al muro e serviva alla nonna quando doveva chiudere le persiane. Una volta salito arrivavo all’altezza appena sufficiente per poter vedere fuori. Era ancora buio ma ero sicuro che la notte stava scivolando via anche se i lampioni delle strade erano ancora accesi. Ero li ai bordi di una stanza dai soffitti troppo alti con un camicione bianco che mi arrivava alle ginocchia a guardare nello specchio del mondo. Sulla piazza stavano allestendo un grande telone rosso, era il Circo che dopo un lungo viaggio si era posato li come un uccello migratore fa immancabilmente tutti gli anni. C’era gran movimento per essere un giorno non ancora nato, tutti si davano da fare, chi per dare acqua alle bestie, chi per montare cadreghini e buggigattoli. Mi vestii senza far rumore e uscii di casa senza farmi vedere. Sentivo i miei passi sulla ghiaia e l’odore del mare che pungeva. Arrivai in piazza, il tendone mi sembrava mastodontico, dentro stavano sistemando le panche per il pubblico e dei clown provavano il loro numero. Ridevo ma in fondo sentivo una gran tristezza guardando quei nani colorati che si rincorrevano a vicenda. Sentivo la stessa paura di quando si giocava all’intervallo del primo giorno di scuola, quegli scherzi meschini, quella cattiveria fragorosa, quell’infinito gioco tra il forte e il debole. In fin dei conti, pensavo, non erano molto diversi da tanti personaggi del paese quei clown. Giovannone per esempio un vagabondo squinternato che con i suoi rudi apprezzamenti correva dietro alle donne che facevano il bucato. O quella monaca nana che parlava sempre da sola, faceva avanti e indietro dal convento al manicomio. E che dire di quegli ubriaconi che non si tenevano più in piedi portati via dalle mogli su una carriola? Alla fine il circo era lo specchio del nostro mondo, si certo estremizzato, esagerato ma la gente andava a vederlo proprio per quello.

Libera interpretazione dal film I Clown di Federico Fellini

postato da: miskin alle ore 08:34 | link | commenti (4)
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sabato, 05 luglio 2008

C'era una volta

“Non è facile volare senza ali”Plauto

 

Un visitatore attento, che fosse entrato di passaggio nella città di Bologna, avrebbe di sicuro prestato attenzione ad un elegante palazzo situato a due passi dalla Torre degli Asinelli, il cui profilo l’avrebbe colpito per la raffinatezza delle finiture.

Lì abitava il signor De Sfundis, che era un ometto curioso: i suoi pochi radi capelli incorniciavano il faccione sul quale spiccava un naso adunco e due occhietti piccoli di colore nero come la pece, che parevano due punti nell’oceano.

Le labbra sottili, si schiudevano raramente per esprimere un parere sulle cose e aveva coltivato fin dall’infanzia la preziosa arte del tacere e del parlare solo quando veniva interrogato.

Si vestiva in modo buffo, accostando i colori più svariati e lo si vedeva spesso indossare una camicia rossa con i pantaloni dalle tinte brillanti.

A causa di ciò,era facile riconoscerlo, perché il suo modo di abbigliarsi lo rendeva simile a una macchia di arcobaleno, nel cielo dopo un temporale

Di famiglia era ricco e non si poteva di certo lamentare, perché aveva ereditato dai suoi genitori un gran numero di terre della campagna vicentina e aveva sposato una gran dama dell’alta società romana, di cui aveva sperperato tutto il patrimonio nell’acquisto di pregiati dipinti.

La sua passione erano i quadri: li comprava, li vendeva, li collezionava ed in casa sua ve ne erano di ogni epoca e di ogni gusto.

Quando vedeva un dipinto pregiato, che so io di Chagall o di Van Gogh ,era colto dalla smania di comprarlo su due piedi e non c’era verso di convincerlo che il prezzo era troppo alto, chè lui aveva già pronto l’assegno per pagarlo e non gliene importava un bel niente che la gente lo considerasse un pazzo scatenato.

In questa sua ossessione non vi era nulla di tutto ciò che potremmo definire cultura, perché il signor De Sfundis non era un uomo colto, ma piuttosto un erudito.

Le sue nozioni di pittura infatti non  erano approfondite e rielaborate da una mente originale, ma si limitavano ad una superficiale visione degli aspetti più insignificanti.

Se gli chiedevi chi era Picasso e quando fosse nato, lui sapeva rispondere alla perfezione, ma se si trattava di fare un raffronto tra questi e i pittori del suo tempo, il nostro si smarriva a ragionare di minuzie, perdendosi in particolari inutili, in considerazioni nozionistiche e noiose.

 Il suo furore di comprare si trasformò ben presto in sconsideratezza, infatti vendette tutte le sue sostanze per un quadro, la cui originalità fu messa in dubbio dai critici d’arte più famosi del nostro pianeta.

Si ritrovò così “senza un ghello” e per campare dovette vivere di espedienti, tirando là la giornata.

Ancora oggi è possibile incontrarlo nella via Marconi, mentre si porta a spasso le sue tasche vuote e la sua mente priva di senno.

 

 


postato da: milano08 alle ore 09:08 | link | commenti (4)
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giovedì, 03 luglio 2008

Scrivere
In un paese lontano dove è proibito parlare si scrive non tanto per passione ma per necessità. Io non parlo dalla nascita e credo che le mie corde vocali si siano atrofizzate. Scrivo per comunicare col tabaccaio e il barista, il panettiere e con mia moglie che tutte le sere gli lascio un biglietto sul comodino con scritto buonanotte. Le strade della nostra città sono piene di manifesti di tutti i tipi, li scrivono i cittadini colpiti da un ereditaria grafomania. Alcuni sono dei semplici sfoghi, altri propongono dei cambiamenti, altri ancora divagano scrivendo poesie. La nostra vita si svolge in silenzio e se non basta strizzare l’occhio o far dei gesti si scrivono due parole su una lavagna da passeggio. Certo può sembrare surreale assistere a un pranzo o a una cena di famiglia dove tutti i componenti si scambiano bigliettini in continuazione, ma noi ci troviamo bene così. In chiesa per esempio quando bisogna recitare le preghiere le scriviamo su un foglio e le lasciamo sulla panca. Persino i malviventi quando devono compiere una rapina devono comporre uno speciale modulo. Quel che c’è di buono è che carta e penne non si pagano, altrimenti sarebbero tutti rovinati. È da giorni ormai che la popolazione è in fermento per via delle nuove ordinanze che vietano di leggere, io penso: mah se andiamo avanti così chissà dove arriveremo.

postato da: miskin alle ore 00:54 | link | commenti (6)
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mercoledì, 02 luglio 2008

Ponza

Occhi di fuoco di una donna che non conosce autunno.

Vivo per ricordarmi quest'immagine di luce

Sopra di te.

Ma resto sempre sola

Oltre le tue notti

Che mi danzano nel cuore.

Donna senza mani per dare

Avvolgimi del tumulto dei tuoi fianchi

Ladra di verità

Sul tuo viso carico d'irrazionalità

Ho respirato gioia sempre nuova.


postato da: milano08 alle ore 09:20 | link | commenti (2)
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