E’proprio del buon pastore tosare le pecore, non scorticarle”Tiberio
Ludovico Ritmanote era un tipo sulla sessantina, dall’aspetto assai curioso pressoché calvo, portava una barbetta che gli copriva il mento sporgente.
Proveniva da una famiglia molto ricca: suo padre era stato un prestigioso finanziere e sua madre lo aveva educato, inculcandogli bene nella testa, il valore del denaro.
Guardava tutti con un certo sussiegoso disprezzo, soprattutto chi non fosse di origine importante come la sua.
Di carattere assai poco docile, era anzi un tipo un po’ collerico, che si mormorava avesse ucciso sua moglie a suon di bastonate.
Naturalmente la moglie era viva e vegeta e tutto ciò era solo una leggenda, che era stata costruita intorno alla sua persona, perché egli incuteva un gran timore soprattutto in chi gli fosse capitato a tiro per puro caso.
I suoi occhi, sempre accesi, di un azzurro brillante, invocavano lo sguardo di tutti gli innamorati della musica.
Il suo passatempo preferito, era infatti quello di ascoltare Beethoven, Mozart o Vivaldi, a tutte le ore del giorno e della notte.
I vicini di casa, un poco intimoriti da quel soggetto bizzarro, non ne potevano proprio più: la musica che Ludovico ascoltava ad un volume sconveniente, gli “trapanava” le orecchie e pure il cervello.
Non osavano lamentarsi e quando lo incontravano, si fingevano interessati ai suoi discorsi “monocordi”, che trattavano sempre il medesimo argomento: la musica operistica.
Di mestiere, il Signor Ritmanote, faceva il dirigente, in una grande società nella provincia di Arezzo.
Tutto il dì contava i suoi e altrui denari,al punto che la moneta e i suoi usi, erano diventati per lui una vera ossessione.
Non c’era giorno che si preoccupasse di controllare nel proprio portafogli, quanti denari gli fossero rimasti e navigava spesso in Internet, al solo scopo di verificare il suo conto in banca.
Nella sua vita, si era posto un solo principio: soldi e musica e lo rispettava così bene, che pareva fosse maritato da millenni a questi suoi hobbies preferiti.
Se non si recava ogni giorno che Dio mandava sulla terra al teatro della sua città, per ascoltare qualche concerto o qualche famosa opera, era solo perché desiderava stare in casa in compagnia dei suoi dischi.
Suo figlio, un po’ preoccupato per la situazione, che a suo parere stava lentamente degenerando, gli consigliò di andare dallo psicanalista.
Quando questi lo ebbe visitato, ne fece subito l’allarmante diagnosi:”forma cronica ossessiva grave” e gli prescrisse un farmaco, che Ludovico si guardò bene dal prendere.
Il disturbo del nostro, peggiorò a tal punto, che un giorno venne chiamata l’ambulanza.
Gli infermieri dovettero legarlo al letto, poiché il Signor Ritmanote, era andato fuori di matto e pretendeva di metter becco nella loro gestione del denaro, per controllare quanti soldi avessero ancora in tasca.
Faceva tutto ciò, cantando a squarciagola le arie della Carmen di Bizet, a lui già note già dai tempi dell’asilo.
Ricoverato in una famosa casa di cura, ora giace là, ma i soldi non gli interessano più, ha ceduto tutte le sue ricchezze ai poveri e preferisce intrattenersi con la lettura di Herman Hesse e di un buon bicchiere di Chianti toscano.
In un cielo velato
si nasconde un volto.
Man mano che il tempo passa
gli sguardi diventano ombre
ma tu fuggi dai filtri del passato
e rendimi i tuoi occhi
puri di verità.
Occhi di mare
spiano fiori
dorati tramonti
disegnano alberi e colline
inventano la semplicità
l'amore
e sul bianco cuscino
che accoglie i tuoi bianchi capelli
racconterai per sempre
la favola dei tuoi umili gesti
dei solchi profondi
di una roccia tenace.
Voli ormai
non puoi più rimanere
ma le ali dei tuoi sguardi sereni
volteggiano dolcemente
sulle città del domani
Un cerchio di fantasia
realtà sempre uguali
un sogno disegna un punto di gioia
tocca la vita, soffia dentro di te.
Il cerchio si allarga,
ma tu rimani nella tua nuvola di felicità
accoccolato
sul tuo messaggio senza parole.
Mi richiama talvolta la tua voce
da stanze lontane che sanno di passato
ma non di perso, di dimenticato;
ti sento parlare e ridere
mentre nascondi fra le mani un fiore d'amore;
mi richiama talvolta il tuo nome,
i tuoi occhi
i tuoi sguardi
e vivo di dolcezza,
vivo del dono della tua sempre palpabile presenza,
vivo della mia gioia costruita dalle tue stanche mani.
“Non si ha meriti nell’abbondanza né colpe nella povertà”Apuleio
Mentre attendeva l’arrivo del suo fidanzato,in una giornata in cui la temperatura era bassa, le strade fangose e il querulo tamburellio della pioggia sembrava non finire mai, la signorina Ada Condominio si affacciò alla finestra, per osservare il traffico pedonale, che scivolava sotto casa sua.
Abitava in un’elegante via del centro di Firenze, a due passi da S.Maria del Fiore e il suo divertimento preferito era appunto quello di studiare le facce dei passanti e di immaginarsi le loro vite.
C’era sempre il Signor Perdotutto, da lei soprannominato così, perché ogni sera scendeva dalla sua automobile carico di pacchi immensi che regolarmente smarriva lungo la strada, maledicendoli e imprecando contro di loro. Era un uomo smilzo con lineamenti asciutti, pensosi, affilati, sempre vestito in modo trasandato, con un grosso naso camuso.
Parcheggiava il suo mezzo di trasporto alla bell’e meglio e i pacchi immensi che doveva consegnare a un certo numero della via, spiccavano sul suo viso, apparendo come un gigantesco castello di carta, pronto a sgretolarsi alla prima folata di vento.
C’era poi la Signora Inpuntadipiedi scarmigliata, che si aggirava nella via con dei tacchi altissimi, i quali ticchettavano sul selciato come il suono sgraziato di uno strumento musicale.
Aveva capelli ondulati, raccolti sulla sommità della testa in un imponente acconciatura e portava un vestito di un giallo brillante ornato con fiori rosa.
A volte, se era di fretta, con fare smaliziato si levava le scarpe e procedeva lungo il marciapiede a piedi nudi, come una gazzella in cerca di cibo.
Ma il tipo umano più interessante era senza dubbio Timtelefono. Era un tipo alto, completamente pelato, vestito in maniera assai elegante, perennemente attaccato agli auricolari del suo cellulare.
Mentre parlava al telefono, gesticolava in modo vistoso e si irritava con il suo interlocutore per motivi non ben definiti.
Verso le nove di sera, passava una vecchia mendicante, dall’aspetto frusto, che regolarmente si strascicava per la via, trascinandosi dietro un sacco e una sporta di stracci multicolori, che spingeva su un enorme carrello.
Sembrava molto affaticata a alcune volte si fermava qualche istante per riposarsi proprio sotto il portone della Signora Condominio.
“Ma perché Massimiliano non arriva?”si chiedeva la nostra, “non posso stare perennemente incollata alla finestra a spiare la gente che passa!”
Proprio quando pensava a questo, ecco sopraggiungere il suo fidanzato, che senza proferire parola, si apprestava a consumare la sua cena, mentre Ada pensava al Signor Perdotutto, ridendo in cuor suo all’idea che l’avrebbe visto il giorno dopo passare sotto casa sua, con un carico ancora più gravoso, allora si sarebbe affacciata alla finestra e con tono gentile gli avrebbe domandato”Scusi, le serve aiuto?”.
Avrebbe poi fatto amicizia con la Signora Inpuntadipiedi, cui avrebbe fatto dono di un paio di scarpette con il tacco basso e avrebbe intercettato le telefonate di Timtelefono per capire a chi diavolo si rivolgesse ogni sera così incollerito e adirato.
Ma sicuramente, la sua attenzione sarebbe stata puntata sulla vecchia mendicante.
Avrebbe librato in aria un tozzo di pane per lei, l’avrebbe ospitata in casa sua, riempiendo il suo carrello di tutte le promesse che, ne era certa, avrebbe mantenuto in un futuro assai prossimo.
Oggi il tuo giorno incontra il mio giorno, la mia gioia la tua solitudine.
Oggi ti ho incontrato tra fogli di carta bianchi, tra righe di rimpianto, tra gesti di tepore. Ma nell'assenza stringo il tuo volto tra le mani, nel pensiero gioco ad inventare nomi che possano racchiuderti. So di non esserne capace, so di non potere rivestirti di parole. Oggi indovino il tuo profumo negli angoli del mio cuore, indovino il tuo passo tra le poesie che scrivo, nel sole del mio giorno. Domani queste cose ti apparterranno, anche se forse non lo saprai mai.