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Utente: milano08
Nome: Maria
Ho quarantasei anni e mi piacerebbe essere una scrittrice di successo. Mi piace molto leggere, scrivere e andare al cinema.

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venerdì, 30 maggio 2008

Mi sono sempre chiesto se gli attori dei film muti recitassero in silenzio. È come se tutto sembrasse logoro ed esausto in quel bianco e nero polveroso. Le facciate delle case erano sottilette puntellate da esili pertiche, le automobili sembravano strani aggeggi infernali, inseguite da frotte di bambini scalzi. Nell’andirivieni veloce di gente impettita e coperta da cappelli vellutati si notava un vagabondo con le braghe troppo grandi e un gilet troppo stretto bighellonare senza meta. Camminava come se avesse una gamba più corta dell’altra,; oscillando come un birillo che sta per cadere. Un amico per bastone lo accompagnava passo dopo passo; esile ma forte lo roteava nell’aria come la pala un mulino a vento impazzito. Guardava le vetrine sconsolato sognando di ritornare in prigione, “almeno lì si mangia” pensava. Era un uomo dal cuore d’oro, coraggioso e altruista destinato a precipitare nelle ingiustizie della vita con il sorriso sulle labbra. I suoi pasticci generavano combinazioni perfette, sembrava quasi un uomo venuto da un altro mondo. Era dalla parte degli offesi, il re dei disgraziati, sempre pronto a regalar speranza. Quanta strada avevano fatto le sue scarpe rotte, quanta pioggia era caduta sulla sua bombetta.

postato da: miskin alle ore 21:21 | link | commenti (3)
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mercoledì, 28 maggio 2008

Il signor Ritmanote

E’proprio del buon pastore tosare le pecore, non scorticarle”Tiberio

 

Ludovico Ritmanote era un tipo sulla sessantina, dall’aspetto assai curioso pressoché calvo, portava una barbetta che gli copriva il mento sporgente.

Proveniva da una famiglia molto ricca: suo padre era stato un prestigioso finanziere e sua madre lo aveva educato, inculcandogli bene nella testa, il valore del denaro.

Guardava tutti con un certo sussiegoso disprezzo, soprattutto chi non fosse di origine importante come la sua.

Di carattere assai poco docile, era anzi un tipo un po’ collerico, che si mormorava avesse ucciso sua moglie a suon di bastonate.

Naturalmente  la moglie era viva e vegeta e tutto ciò era solo una leggenda, che era stata costruita intorno alla sua persona, perché egli incuteva un gran timore soprattutto in chi gli fosse capitato a tiro per puro caso.

I suoi occhi, sempre accesi, di un azzurro brillante, invocavano lo sguardo di tutti gli innamorati della musica.

Il suo passatempo preferito, era infatti quello di ascoltare Beethoven, Mozart o Vivaldi, a tutte le ore del giorno e della notte.

I vicini di casa, un poco intimoriti da quel soggetto bizzarro, non ne potevano proprio più: la musica che Ludovico ascoltava ad un volume sconveniente, gli “trapanava” le orecchie e pure il cervello.

Non osavano lamentarsi e quando lo incontravano, si fingevano interessati ai suoi discorsi “monocordi”, che trattavano sempre il medesimo argomento: la musica operistica.

Di mestiere, il Signor Ritmanote, faceva il dirigente, in una grande società nella provincia di Arezzo.

Tutto il dì contava i suoi e altrui denari,al punto che la moneta e i suoi usi, erano diventati per  lui una vera ossessione.

Non c’era giorno che si preoccupasse di controllare nel proprio portafogli, quanti denari gli fossero rimasti e navigava spesso in Internet, al solo scopo di verificare il suo conto in banca.

Nella sua vita, si era posto un solo principio: soldi e musica e lo rispettava così bene, che pareva fosse maritato da millenni a questi suoi hobbies preferiti.

Se non si recava ogni giorno che Dio mandava sulla terra al teatro della sua città, per ascoltare qualche concerto o qualche famosa opera, era solo perché desiderava stare in casa in compagnia dei suoi dischi.

 

Suo figlio, un po’ preoccupato per la situazione, che a suo parere stava lentamente degenerando, gli consigliò di andare dallo psicanalista.

Quando questi lo ebbe visitato, ne fece subito l’allarmante diagnosi:”forma cronica ossessiva grave” e gli prescrisse un farmaco, che Ludovico si guardò bene dal prendere.

Il disturbo del nostro, peggiorò a tal punto, che un giorno venne chiamata l’ambulanza.

Gli infermieri dovettero legarlo al letto, poiché il Signor Ritmanote, era andato fuori di matto e pretendeva di metter becco nella loro gestione del denaro, per controllare quanti soldi avessero ancora in tasca.

Faceva tutto ciò, cantando a squarciagola le arie della Carmen di Bizet, a lui già note già dai tempi dell’asilo.

Ricoverato in una famosa casa di cura, ora giace là, ma i soldi non gli interessano più, ha ceduto tutte le sue ricchezze ai poveri e preferisce intrattenersi con la lettura di Herman Hesse e  di un buon bicchiere di Chianti toscano.

 

 

 


postato da: milano08 alle ore 20:02 | link | commenti (2)
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martedì, 27 maggio 2008

Maschere

In un cielo velato

si nasconde un volto.

Man mano che il tempo passa

gli sguardi diventano ombre

ma tu fuggi dai filtri del passato

e rendimi i tuoi occhi

puri di verità.


postato da: milano08 alle ore 09:02 | link | commenti (5)
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sabato, 24 maggio 2008

Notte d'inverno

Occhi di mare

spiano fiori

dorati tramonti

disegnano alberi e colline

inventano la semplicità

l'amore

e sul bianco cuscino

che accoglie i tuoi bianchi capelli

racconterai per sempre

la favola dei tuoi umili gesti

dei solchi profondi

di una roccia tenace.

Voli ormai

non puoi più rimanere

ma le ali dei tuoi sguardi sereni

volteggiano dolcemente

sulle città del domani


postato da: milano08 alle ore 17:16 | link | commenti (7)
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giovedì, 22 maggio 2008

Senza parole

Un cerchio di fantasia

realtà sempre uguali

un sogno disegna un punto di gioia

tocca la vita, soffia dentro di te.

Il cerchio si allarga,

ma tu rimani nella tua nuvola di felicità

accoccolato

sul tuo messaggio senza parole.


postato da: milano08 alle ore 11:05 | link | commenti (3)
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martedì, 20 maggio 2008

Spiritualità

Come può il corpo toccare il fiore che soltanto lo spirito riesce a sfiorare?

postato da: milano08 alle ore 10:06 | link | commenti (4)
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sabato, 17 maggio 2008

Presenza

Mi richiama talvolta la tua voce

da stanze lontane che sanno di passato

ma non di perso, di dimenticato;

ti sento parlare e ridere

mentre nascondi fra le mani un fiore d'amore;

mi richiama talvolta il tuo nome,

i tuoi occhi

i tuoi sguardi

e vivo di dolcezza,

vivo del dono della tua sempre palpabile presenza,

vivo della mia gioia costruita dalle tue stanche mani.


postato da: milano08 alle ore 16:07 | link | commenti (4)
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giovedì, 15 maggio 2008

Via Guardoni

“Non si ha meriti nell’abbondanza né colpe nella povertà”Apuleio

 

Mentre attendeva l’arrivo del suo fidanzato,in una giornata in cui la temperatura era bassa, le strade fangose e il querulo tamburellio della pioggia sembrava non finire mai, la signorina Ada Condominio si affacciò alla finestra, per osservare il traffico pedonale, che scivolava sotto casa sua.

Abitava in un’elegante via del centro di Firenze, a due passi da S.Maria del Fiore e il suo divertimento preferito era appunto quello di studiare le facce dei passanti e di immaginarsi le loro vite.

C’era sempre il Signor Perdotutto, da lei soprannominato così, perché ogni sera scendeva dalla sua automobile carico di pacchi immensi che regolarmente smarriva lungo la strada, maledicendoli e imprecando contro di loro. Era un uomo smilzo con lineamenti asciutti, pensosi, affilati, sempre vestito in modo trasandato, con un grosso naso camuso.

Parcheggiava il suo mezzo di trasporto alla bell’e meglio e i pacchi immensi che doveva consegnare a un certo numero della via, spiccavano sul suo viso, apparendo come un gigantesco castello di carta, pronto a sgretolarsi alla prima folata di vento.

C’era poi la Signora Inpuntadipiedi scarmigliata, che si aggirava nella via con dei tacchi altissimi, i quali ticchettavano sul selciato come il suono sgraziato di uno strumento musicale.

Aveva capelli ondulati, raccolti sulla sommità della testa in un imponente acconciatura e portava un vestito di un giallo brillante ornato con fiori rosa.

A volte, se era di fretta, con fare smaliziato si levava le scarpe e procedeva lungo il marciapiede a piedi nudi, come una gazzella in cerca di cibo.

Ma il tipo umano più interessante era senza dubbio Timtelefono. Era un tipo alto, completamente pelato, vestito in maniera assai elegante, perennemente attaccato agli auricolari del suo cellulare.

Mentre parlava al telefono, gesticolava in modo vistoso e si irritava con il suo interlocutore per motivi non ben definiti.

Verso le nove di sera, passava una vecchia mendicante, dall’aspetto frusto, che regolarmente si strascicava per la via, trascinandosi dietro un sacco e una sporta di stracci multicolori, che spingeva su un enorme carrello.

Sembrava molto affaticata a alcune volte si fermava qualche istante per riposarsi proprio sotto il portone della Signora Condominio.

“Ma perché Massimiliano non arriva?”si chiedeva la nostra, “non posso stare perennemente incollata alla finestra a spiare la gente che passa!”

 

Proprio quando pensava a questo, ecco sopraggiungere il suo fidanzato, che senza proferire parola, si apprestava a consumare la sua cena, mentre Ada pensava al Signor Perdotutto, ridendo in cuor suo all’idea che l’avrebbe visto il giorno dopo passare sotto casa sua, con un carico ancora più gravoso, allora si sarebbe affacciata alla finestra e con tono gentile gli avrebbe domandato”Scusi, le serve aiuto?”.

Avrebbe poi fatto amicizia con la Signora Inpuntadipiedi, cui avrebbe fatto dono di un paio di scarpette con il tacco basso e avrebbe intercettato le telefonate di Timtelefono per capire a chi diavolo si rivolgesse ogni sera così incollerito e adirato.

Ma sicuramente, la sua attenzione sarebbe stata puntata sulla vecchia mendicante.

Avrebbe librato in aria un tozzo di pane per lei, l’avrebbe ospitata in casa sua, riempiendo il suo carrello di tutte le promesse che, ne era certa, avrebbe mantenuto in un futuro assai prossimo.

 

 

 

 

 

 

 


postato da: milano08 alle ore 21:01 | link | commenti (5)
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mercoledì, 14 maggio 2008

Vecchio

Vecchio come le stagioni. Vecchio più del tempo. Quante crepe ho visto sul tuo viso senza età, senza stagioni, senza tempo. Vecchio come il paese in cui vivi, vecchio come la strada che percorri oggi e anche domani. Io ti ho visto vecchio, camminare al tramonto con un sacco vuoto sulle spalle e nelle mani il biglietto di un treno che non hai mai preso. Nei tuoi occhi la fatica, nel tuo sguardo la stanchezza, sulla schiena curva bagagli di esperienze morte. Ti ho pensato vecchio, nelle mie notti insonni, perchè tu rappresenti tutti i ricordi che questo posto mi permette di stringere nel pugno. E a te che cammini faticosamente, nutrendoti di alberi e montagne, ho dedicato i miei pensieri più veri, quelli di un'alba senza tramonto, quelli di una vita senza morte, perchè tu vecchio sei vivo come questo amore che si strofina le mani sui miei occhi e cancella ogni mia sofferenza per darmene altre mille. E tu vecchio, che ti volti e ti rivolti contro il tuo stesso essere vecchio,mi hai ricordato tutte le battaglie che ho perso, tutte quelle che vorrei vincere, tutti i sogni mai sognati, tutti i giorni mai vissuti, che ti porti appresso sulla carriola di un cuore un po' arruginito, ma non per questo meno vero del mio. E allora ti chiedo di chiudere, per una volta, i tuoi occhi assonnati e di pensare al mio giovane amore, ai miei sorrisi infantili,incapaci di abbracciare i tuoi, così ricchi di amarezza, di delusioni, di sogni. Ti chiedo di pregare per questi miei sorrisi, perchè il tempo non li corroda, perchè la fame di pace non li faccia addormentare su mucchi di paglia bruciati dai mille punti di domanda della mia vita. E dammi un po' della tua costanza vecchio, dammi un po' della tua perseveranza. Tu che da secoli percorri la stessa strada con le braccia levate verso lo stesso cielo e che da sempre giochi ad acchiappare le stesse stelle da cui trai il tuo piccolo universo. Portami con te vecchio, sulle tue spalle ruvide, come la più ruvida delle sofferenze, lascia che mi aggrappi alla tua schiena di marmo liscio e che in te, come in uno specchio legga questa mia vita ed insieme a te passeggi sulla strada che hanno lasciato le orme dei tuoi passi, spiando i tuoi ultimi tramonti e cantando la tua immortalità

postato da: milano08 alle ore 11:24 | link | commenti (8)
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lunedì, 12 maggio 2008

Amore

Oggi il tuo giorno incontra il mio giorno, la mia gioia la tua solitudine.

Oggi ti ho incontrato tra fogli di carta bianchi, tra righe di rimpianto, tra gesti di tepore. Ma nell'assenza stringo il tuo volto tra le mani, nel pensiero gioco ad inventare nomi che possano racchiuderti. So di non esserne capace, so di non potere rivestirti di parole. Oggi indovino il tuo profumo negli angoli del mio cuore, indovino il tuo passo tra le poesie che scrivo, nel sole del mio giorno. Domani queste cose ti apparterranno, anche se forse non lo saprai mai.


postato da: milano08 alle ore 14:36 | link | commenti (5)
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