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Utente: milano08
Nome: Maria
Ho quarantasei anni e mi piacerebbe essere una scrittrice di successo. Mi piace molto leggere, scrivere e andare al cinema.

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giovedì, 24 aprile 2008

Come quel che par triste
è gioia sulle dita,
mi è sempre parso di veder
corallo come velluto.
Eppure taglia
in un immensità
di lievi ferite

postato da: miskin alle ore 10:53 | link | commenti (2)
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mercoledì, 09 aprile 2008

La politica

Andando si ingrandisce, diceva un motto latino!Il pesce comincia a puzzare dalla testa, sosteneva un proverbio antico, che significa che in una società i  primi a essere corrotti sono i capi di stato. Cosa possiamo dire dei nostri capi di stato?Io pur non essendo per niente appassionata di politica, sento in cuor mio che c'è poco da fidarsi.

Al liceo ero repubblicana convinta e quando c'erano le manifestazioni a cui il mio partito non aderiva, non ci andavo

Era bello intervenire alle assemblee, dire il proprio parere, fare figuracce!

Nella scuola di oggi la politica è ormai diventata l'utile mezzo per saltare le lezioni, sono in pochi a praticarla seriamente.

Ai miei tempi c'era maggiore chiarezza e si portava fino in fondo il proprio credo politico.


postato da: milano08 alle ore 05:11 | link | commenti (7)
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martedì, 08 aprile 2008

Commenti

Vorrei dire a quelle poche anime che hanno la voglia e il tempo di leggermi, che i commenti sia negativi che positivi mi sono assai utili!

postato da: milano08 alle ore 05:05 | link | commenti (1)
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lunedì, 07 aprile 2008

Ciò che si chiama mal di vivere

Sei la mia stanca voglia

di lasciarmi andare

di vedere le tenebre

molto prima che la luce

di pensare che sono la peggior maschera di me stessa

di cogliere l'imgiusto di qualunque cosa

e il meglio di ciò che è impossibile

di vedere gli altri come unica ancora di salvezza

ma senza di te

con voi

best friends

children

io resuscito


postato da: milano08 alle ore 23:02 | link | commenti (4)
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Maria

Maria, già a diciassette anni scrivevi poesie,ricordi,appunti,già allora il tuo destino era segnato, mai come allora scrivere ti rendeva felice e ti rende tale

Maria,con quella vena di melanconia,già presente nel periodo della giovinezza, con quel senso di tristezza già presente allora.

Maria elegantemente sola e in compagnia dei tuoi amici,che già allora erano veri.

Maria con il tuo bisogno di chiarezza e di rendere tutto ciò che ti circondava semplice

Maria a quarant’anni innamorata di un sogno

Tristemente procedevi

Su lastre ruvide

Maria felicemente te stessa all’età di quarantasei anni.

Maria 27-9-07

 


postato da: milano08 alle ore 06:20 | link | commenti (2)
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domenica, 06 aprile 2008

Canzone

E' la lenta ma inesorabile fame d'amore

che mi porta da te

è la sete curiosa

che mi fa indagare

nella tua anima triste

è un chiodo spezzato ciò che ora tu vedi

di me.


postato da: milano08 alle ore 21:20 | link | commenti
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venerdì, 04 aprile 2008

Mens sana

“Romperai presto l’arco se lo terrai sempre in tensione” Fedro

 

La dott. Matosky era donna dall’aspetto piacente, con lunghi capelli neri , ricci,che pur ondeggiando intorno al suo viso, non le coprivano la fronte, ampia e spaziosa.

Era di origine polacca, ma si era trasferita a Parigi, per lavorare in una casa di riposo chiamata Mens Sana , dove avrebbe dovuto occuparsi di depressi, drogati, mitomani, psicotici,nevrotici e quantaltro.

Il suo modo di fare assai accattivante, le aveva procurato la fama di essere persona gradita ai suoi pazienti, che in lei trovavano un tipo dolce, rassicurante e oltremodo calmo.

Quel giorno doveva visitare una nuova arrivata,di cui si accingeva a valutare l’anamnesi, precedentemente compilata diligentemente dal suo collega  italiano Dott. Fuoritesta

Inforcò dunque gli occhiali e lesse:

NOME.Sabine Mitomanau

ETA’.35 anni

PROFESSIONE : impiegata

NAZIONALITA’: francese

STATO CIVILE: coniugata

SINTOMI: tremore in tutto il corpo, allucinazioni

DIAGNOSI: psicosi grave

Quando sulla soglia apparve Sabine, lei la fece entrare: sembrava un poco impaurita e teneva gli occhi rigorosamente incollati al pavimento.

Cercò di entrare in sintonia con lei, ma sembrava assai difficile perché evadeva il suo sguardo e non rispondeva ad alcuna domanda in modo chiaro, ma sempre molto sfuggente.

La Dottoressa pensò che il caso fosse allarmante, poiché Mitomanau, se ne stava con la mente per i fatti suoi e non rispondeva ad alcuna sollecitazione verbale.

 Riflettè che questa non era come tutti gli altri, che so io, come Mr. Allucininatay  scozzese,che per trainarlo fuori dalla droga ci erano voluti secoli, o come Monsieur De Pipon, che si” era fatto” dall’età di 10 anni e che era giunto in clinica ormai quasi defunto, oppure  ancora come Miss Nevrotic, proveniente da qualche sperduto paese dell’Inghilterra, che aveva sempre gli occhi fuori dalle orbita e collezionava in modo compulsivo qualsivoglia oggetto le capitasse a tiro.

Per non parlare poi di quell’italiana, la Signorina Mangioingrasso, che era ormai ridotta a uno stecchino, a causa dei digiuni forzati a cui aveva sottoposto il suo povero corpo bistrattato.

 

Che dire poi di Alfredo,ultrasessantenne che da anni giaceva in clinica con i suoi occhi dolci, ma inespressivi,che salutava sempre in modo garbato tutti, anche se non li conosceva e che aspettava solo il giorno in cui venissero a prenderlo i suoi familiari per poter morire nel suo letto in pace?

La Dott. Matosky, congedò la paziente, ripromettendosi di parlare con il Dott.Fuoritesta, nel tentativo di capirci qualcosa.

L’esimio dottore, tipo assai gioviale e freudiano convinto, la ricevette nel suo studio.

Cominciò a raccontarle che il caso in questione era assai complesso, che c’era in ballo una questione di libido in perenne stato di tensione, che l’Io non agiva in armonia con la realtà,che l’angoscia stava divorando la paziente, la quale non era in grado di sublimarla con obiettivi accettabili per la società, anzi in lei si poteva constatare una certa fissazione, un certo essere bloccata  a qualche ricordo che non era stato in qualche modo rimosso.

Lisette, questo era il nome della nostra, una settimana dopo fece richiamare Sabine, sperando di cavarle fuori qualcosa di più che non fosse un ragno dal buco.

Il colloquio andò talmente bene che la dottoressa decise di sospendere momentaneamente alcuni farmaci alla sua paziente: sembrava perfettamente cosciente di ciò di cui con piglio un po’ saccente, disquisiva e pareva avere tutti quanti i riflessi assai pronti.

Quando apparve al terzo incontro,era assai disponibile ad una chiacchierata, non teneva più gli occhi fissi sul pavimento,anzi li piroettava per ogni dove, dimostrando una forte quantità di energia.

Poi con fare rilassato chiese una penna e scrisse:

“Gentile Dottoressa,

Mi trovo qui da qualche settimana e non ne so il motivo.

Può darsi che io sia stata male, ma ora mi sento molto meglio, vorrei andare a casa dai miei figli e da mio marito, che mi stanno aspettando

Crede che, se sono stata male una volta, io debba essere marchiata in questo modo per tutta la vita?

Crede davvero utile che non mi sia permesso di vedere i miei figli, se non in certi orari stabiliti in modo rigoroso dal Dott.Furitesta?

Dovrò sempre assumere questi maledetti farmaci che mi ottundono il cervello, o potrò condurre una vita normale da persona normale quale in effetti sono?

Sabine Mitomanau”

Lisette Matosky congedò la paziente e sul foglio di dimissione tutti lessero a chiare lettere:

 “In data odierna, la paziente Sabine Mitomanau, può considerarsi clinicamente guarita e non necessita di ulteriori cure.”

 


postato da: milano08 alle ore 21:01 | link | commenti (2)
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giovedì, 03 aprile 2008

Ritratti

“Nessun figlio non è bello per sua madre”Quintiliano

 

Rocciaforte

Mi hanno chiamato in questo modo bislacco, perché dicono che sono forte come una montagna,

ma non è vero o almeno io non mi ci  ritrovo affatto.

Sento anch’io infatti, come tutti gli altri, emozioni e sentimenti, solo che ho imparato a controllarmi, so trattenere le lacrime e so affrontare le avversità della vita.

Da piccolo, ma neanche poi tanto, ero grassottello e i miei compagni mi prendevano in giro, chiamandomi Rotolone viaggiante, ma ora che sono un adolescente, sono magro come un grissino e potrei fare il fotomodello.

Mi piace molto giocare al computer, scaricare canzoni dentro e fuori da Internet e in questa attività ci spendo la giornata.

Da poco ho cominciato anche ad interessarmi alle ragazze e adoro gironzollerare per le vie del centro insieme ai miei amici, che sono principalmente Disco Volante, Mare nell’Oceano e Fiume Ardente.

Disco Volante è il più intellettualmente veloce dei miei compari, lui capisce sempre tutto prima che uno abbia parlato ed è pure velocissimo a correre.

I suoi pensieri marciano al di là di ogni schema prefissato e ha sempre delle idee originali, da proporre a noi ragazzi, sul modo in cui passare la giornata.

Mare nell’Oceano è invece un tipo tranquillo, rilassato,un po’ lazzarone a scuola, prende tutto in maniera placida. Lui non si arrabbia mai e mi dà sempre ottimi consigli.

Credo l’abbiano chiamato così perché guardando nei suoi occhi, puoi vedere il mare, sono infatti di un azzurro intenso, che ti ispira un senso di pace.

Infine c’è Fiume Ardente, che è uno molto passionale con le ragazze presso le quali riscuote molto successo,appunto a motivo della sua natura aperta, socievole,  alacre,direi dirompente.

Le assale con i suoi sguardi infuocati e sembra proprio voglia saltar loro addosso; se non ci fossimo noi a trattenerlo, se ne andrebbe per il mondo in compagnia di uno stuolo di fans impazzite.

 

 

 

 

 

 

Brillantino

Non mi piace il mio nome, ma ormai me lo sono beccato e me lo tengo. Forse mi hanno chiamato così perché tutte le mattine mi spalmo sulla testa con grande dovizia, kili di gel, o forse perché per i miei genitori sono un tipo brillante, ingegnoso, intraprendente.

La mia mente è un vulcano che non smette mai di produrre idee sempre nuove e mi dicono che tra i miei antenati ci deve essere stato,senza alcun dubbio, Archimede Pitagorico.

L a mia più recente invenzione è la macchina divora-compiti, che ho messo a punto proprio questa estate e che è capace di elaborare i suddetti e di presentarli in bella copia alle professoresse, senza che quest’ultime sospettino alcunché.

Ma ho anche progettato l’astronave-piglia-sgridate che trasporta la tua mente sulla luna ogniqualvolta i genitori o gli insegnanti ti urlacchiano dietro perché dovevi fare la tal cosa e non l’hai fatta.

Si tratta di invenzioni assai moderne che ho personalmente sperimentato e della cui efficienza potrei mettere la mano sul fuoco.

Così tutti pensano che io sia un po’ distratto, ma non è così, perché quando mi implorano di eseguire i compiti, io chiamo a rapporto la mia macchina divorante e quando mi sgridano perché mi sono dimenticato di vestirmi e sono uscito in mutande, ecco venirmi in soccorso la mia fantastica astronave.

E poi chi se importa se esco nudo e mi becco la broncopolmonite, prossimamente inventerò qualcosa anche per lenire il freddo!

 

Lunatic

Stamattina non so proprio se svegliarmi di buon umore, perché tra due nano secondi forse sarò incavolata come una belva inferocita

Le mie amiche? Non saprei dirvi il loro nome, cambiano a seconda della giornata.

I miei genitori sono buoni? Anche a questa domanda non so rispondere perché per me è tutto relativo e tutto scorre.

Così sbatto tutte le porte di casa quando sono arrabbiata, ma, poiché mi chiamo Lunatic,dopo un attimo ritorno alla vita sorridente e piena d’amore verso il mio prossimo.

Mi piace trasformare i miei giocattoli in principi felici e i miei compagni di classe, se in quel preciso istante, mi stanno antipatici, in rospi vaganti.

 

 

 

Sono una banderuola che danza su un filo ed è meglio per voi non chiedermi un parere sul tale o sulla tale, perché se sono girata storta, vi attaccherò la cornetta del telefono, mandandovi non poi tanto gentilmente, a fare un giro.

A breve scriverò una bella letterina ai miei genitori, insieme ai miei fratelli, che dirà in poche parole quello che penso veramente:

“Cara mamma e caro papà,

non so perché ci avete dato questi nomi abominevoli, ma poiché ne abbiamo una pizza delle vostre sgridate,dei vostri rimproveri e delle vostre lamentale, abbiamo pensato di andarcene tutti e tre di casa, di fuggire da questo mondo fatto di categorie preordinate, di conformismo, di abitudini preconfezionate.

Noi, menti originali, siamo fatti per la luna

Rocciaforte,Brillantino,Lunatic

 

 


postato da: milano08 alle ore 18:57 | link | commenti (1)
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mercoledì, 02 aprile 2008

Liburnia e le sue sorelle

“Per aspera ad astra”Motto latino

 

Liburnia era sempre stata una bambina vivace, desiderosa di apprendere e oltremodo curiosa.

Aveva lunghi capelli biondi, lisci come spaghetti e due orecchie grandi, leggermente a sventola, con le quali aveva imparato a percepire tutti i suoni del suo piccolo universo,quali che fossero.

Ma la parte migliore del suo corpo, era il naso, leggermente all’insù e le gambe affusolate, di quella forma giusta che tutti le avrebbero invidiato.

Da grande avrebbe voluto fare l’attrice,perché le piaceva il palcoscenico, avrebbe voluto diventare una star di quegli spettacoli che guardava con molto interesse a teatro.

Sua madre Vescia,le diceva sovente:”non potrai mai fare ciò che desideri, è una strada molto faticosa e poi l’idea che tu possa diventare famosa, mi preoccupa assai. Lo so che sei bella, ma come te ce ne sono mille altre!”

Liburnia,  pensava che era meglio che sua madre si facesse gli affari propri,piangeva spesso nel silenzio della sua stanza, si metteva sotto le coperte e sognava di essere la sposa di Plauto o di Terenzio.

Sognava di baciare Livio Andronico e di salire con lui in cima ad una pedana altissima per ricevere gli applausi di tantissima gente, che gremiva una grande sala piena di curiosi venuti da ogni dove.

Non voleva mollare e così quando raggiunse l’età di diciott’anni, volle iscriversi ad un corso per attori al Parvum Theatrum della città in cui nacque, a nome Desiderium.

Le dissero che aveva talento e cosi ottenne alcune parti, da commediografi latini famosi.

Sua sorella Proserpina, l’applaudiva spesso e vedendola recitare,si emozionava nell’apprendere quanto fosse brava, quanto ci mettesse l’anima in ciò che faceva .

A lei sarebbe piaciuto diventare una grande scrittrice e per questo scriveva un mucchio e una sporta di racconti, poesie e romanzi.

Anche in questo caso, sua nonna  Sinopa, interveniva esclamando”ma che cosa stai facendo? Queste sono solo chiacchiere inutili, non lo sai che devi studiare, non sarai mai la Saffo del momento,

sarai solo una ragazzina stupida innamorata di uno stupido quadernetto sul quale annoterai tutta la

vita le tue stupide considerazioni sulla vita!”

Ma anche Proserpina, non voleva mollare e tra i morbidi cuscini del suo soffice giaciglio, immaginava di essere alla corte del grande Imperatore Adriano di portargli il suo libro e di essere da lui elogiata per quanto aveva composto con tanta passione.

 

 

Immaginava di vedere l’altra sua sorella, Salapia, entrare nella sua stanza in punta di piedi e dirle che c’erano sulla soglia di casa ad aspettarla, i più grandi poeti mai esistiti e che Catullo avrebbe voluto stringerle forte la mano, in segno di approvazione.

Salaria sapeva che da grande avrebbe voluto fare l’avvocato, diventare come Catone, perché il suo carattere taciturno e la sua parola tagliente come la lama di un coltello molto affilato, la portavano a credere che sarebbe riuscita in questa professione.

Suo padre Cipriano le ripeteva spesso:” apri le biglie! Non vedi che stai solo fantasticando! Il mondo è pieno di avvocati di ultimo grido con capacità oratorie assai migliori della tua! Si lo so,puoi sempre provarci, nella vita bisogna fare ciò che ci piace e l’importante, non è vincere, ma partecipare!”

Ora  facciamo un salto avanti nel tempo:è notte profonda e noi lettori, vorremmo entrare nella grande stanza dove dormono Liburnia e le sue sorelle, non vogliamo svegliarle,solo sapere se si sono realizzati i loro sogni.

Così ci avviciniamo pian pianino e vediamo sulla grande scrivania dove le nostre hanno appoggiato con cura i loro oggetti personali, una grande fotografia che le ritrae insieme.

Liburnia ha in mano l’autografo che ha rilasciato ad Ennio,  Proserpina tiene stretto in pugno il suo libro, che a quanto sembra è diventato un successone, Salapia invece porta un grande mantello molto simile ad una toga.

Zitti, zitti, ce ne usciamo tutti soddisfatti pensando: ma allora nella vita è proprio vero che nulla è dato per scontato e che a volte anche i desideri hanno la loro storia!


postato da: milano08 alle ore 18:59 | link | commenti (2)
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martedì, 01 aprile 2008

L'automobile di Osvaldo

“L’uomo è sogno d’ombra” Pindaro

 

Fin da piccolo, Osvaldo era stato un tipo assai originale: normalmente indossava i vestiti dalla parte contraria.,si dimenticava  assai spesso di mettersi le mutande o di infilarsi i calzini, lasciava a casa la cartella prima di andare a scuola.

Viveva perennemente con la testa tra le nuvole, si addormentava suoi libri di studio e piuttosto che studiare la lezione del giorno, preferiva divertirsi a rincorrere una nuvola dal davanzale della sua finestra.

A scuola era un vero asino, non perché gli mancasse il cervello, ma perché era troppo occupato ad intrattenere la sua mente in mille fantasticherie.

S’immaginava di essere a cavallo del suo destriero e di essere come per incanto trasportato su una stella di fuoco, che bruciasse il suo rimpianto per non essere un bambino come tutti gli altri.

All’esame di maturità, preso dall’emozione, dovuta al sua grande amore per la natura,  iniziò metaforicamente a singhiozzare “La pioggia del pineto” di D’Annunzio e non servirono a nulla i tentativi della commissione d’esame, per tranquillizzarlo.

Sua madre, assai preoccupata per lui, l’aveva condotto dai più grandi luminari della sua epoca, ma senza risultati: l’avevano visitato da cima a fondo, gli avevano somministrato ogni genere di test psicologici, l’avevano sottoposto alla Tac del cervello e a molte altre diavolerie. Ma alla fine, le avevano detto che Osvaldo era sano come un pesce, solo con una fantasia molto spiccata e un po’ bizzarra.

Quando se ne stava a casa tutto solo, amava disegnare su fogli di carta immaginari il sole, la luna, le stelle, il cielo e li rappresentava come figure umane  e non,che lo prendessero per mano e lo portassero con loro. Il sole era per lui un uomo che abbaia nella solitudine di un cortile, la luna una donna innamorata,che s’arricciola attorno alle cento e più verità della vita, le stelle uno stormo di uccelli in volo verso la terra, il cielo la schiena di un bambino che si strofina contro i vetri dell’anima.

.Passata l’adolescenza,dovette prendere la patente di guida e cominciarono i suoi e altrui guai:

 

all’esame infatti, lo portarono in una strada a senso unico pregandolo di comportarsi in modo idoneo alla situazione.

Lui, incurante dei divieti, scaraventò l’auto dentro la via, senza rispettare il segnale e fece pure un gran gestaccio a quei poveri malcapitati che sopraggiungevano nella direzione indicata.

Venne sconsideratamente promosso ugualmente, solo gli venne suggerito di studiarsi in maniera più approfondita il codice stradale.

In un’altra occasione, guidò invece con il freno a mano tirato, per dieci o più chilometri ed ebbe l’accortezza di fermarsi solamente quando l’auto iniziò a fumare di brutto e si sparse nell’aria un tremendo odore di bruciato,che intossicò gravemente gli astanti venuti in suo soccorso.

Da quel giorno, quando si avventura per le vie della città con il suo mezzo, che per lui è piuchealtro un giocattolo con cui trastullarsi, Osvaldo semina il panico tra la gente a piedi,non rispetta gli stop, né tantomeno gli incroci , ma non ha perso la sua indole di sognatore e non ha chiuso i suoi desideri in un cassetto.

 

 

 

 


postato da: milano08 alle ore 09:53 | link | commenti (1)
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